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日志


QUALCUNO USCI' DAL BOSCO

 

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NELLE FREDDE ACQUE

 

Sento presenze positive,

infine, qui intorno.

Come spiriti guardano me

ed il mio riflesso,

e ci trovano

perfettamente normali.

Un essere umano,

dunque, io sono…

…non “diversa”…

 

(ed una parte di me se ne rammarica…

…non sono dunque speciale, nonostante tutto)

 

…e per un attimo non mi sento più sola.

Il capitano che

talvolta scende fino al fiume

ormai mi conosce,

e parlare con lui,

che è sempre in guerra,

è paradossalmente momento di tregua.

 

Poi resto di nuovo sola.

Dunque nulla e nessuno

io potrò gettare nel fiume…

…no, per favore…

…dovrei andarmene,

tornare alla mia vita,

essere serena.

Ma una piccola onda

increspa il mio animo…

…quella che annuncia la burrasca.

Di nuovo…

…in eterno,

per colpa della mia mancanza di fede.

 

NON CREDO IN ME

(non credo in nulla)

 

Appena non riesco più

a toccare con mano le cose,

smetto di credere che esistano.

Mi hanno detto

che sono un essere umano come tanti.

Era un conforto.

Ma ora che sono sola

non ne sono più sicura!!!!

Le onde si alzano, nell’anima,

la solita angoscia.

 

Rumore di passi

lungo il sentiero.

Dal bosco esce qualcuno

che ha sofferto davvero.

Mi guarda, comprende,

il suo sguardo severo

legge la mia anima.

Io non lo prendo sul serio,

non subito,

anche se so che dovrei.

Mi prende per le spalle,

mi scrolla.

Io ancora non credo…

 

…spietato,

lui mi getta nel fiume.

NON TROVAI SOLUZIONE

 

 

VATTENE VIA!

 

Vorrei fuggire il mio riflesso.

Bellissimo, era…

…finchè non ho riconosciuto

in esso il mio volto.

Allora è diventato per me orribile,

e mi sono ritratta dall’acqua.

Oh, ma non serve…

…non sono gli occhi,

ad ingannarmi,

ma il male che ho dentro,

che non mi permette di vedere.

 

Perché odio tanto me stessa?

Oh, forse qualcosa so…

…nessuno sopporta d'avermi vicina,

non a lungo,

troppo esigente sono io,

e perfezionista.

Non sanno…

…che da me stessa

esigo sempre il massimo,

senza nessun perdono.

 

Sconfitta in partenza.

 

Io non posso lasciare me stessa..

E’ una tortura…

…meccanismi necessari e immutabili per me…

…potessi gettarla nel fiume!!!

 

MA CHI?

 

Quella dolce e fragile,

che non sa cavarsela?

Quella fredda e dura,

per necessità di sopravvivere?

Quella che s’interroga senza sosta,

e non mi dà tregua?

Quella che ha un vuoto dentro,

e che cerca l’amore che non c’e?

Quella che ride fino alle lacrime…

…per non pensare?

Quale delle mille, tutte necessarie?

MA COME FANNO A CONVIVERE?

 

Tempesta infuria dentro di me,

lo so che dovrei amarmi

così come sono...

...ma sempre poi succede che

tutto diventa tranquillo

come i fili dell’alta tensione

nel cielo azzurro.

Senza una risposta.

 

Come mi attira, il fiume…

…e l’oblio…

…via, dal dolore.

Via da questa angoscia.

 

Non stavolta.

 

Poco profonda è l’acqua.

Esausta guardo di nuovo.

Non vedo più oltre…

…esausti e stanchi ho la mente e il cuore. 

TORNO' L'ANIMA

 

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RITORNO

 

Dove lasciai la mia anima,

l’ultima volta che me la sentivo?

Ora ricordo.

Oh, no… non di nuovo…

Non rivoglio quell’anima,

non quella che piangeva,

non quella che si era persa,

l’avevo lasciata nell’”altrove”,

l’avevo scordata,

vivevo beata nell’oblio!

 

(ma non ero felice, così,

mi sentivo già morta)

 

È tornata, di nuovo.

Fragile complicata difficile.

 

Oh, no…

Non piangerò nel sole.

Non griderò più la mia rabbia.

Se soltanto questo io sono,

da qui dovrò ripartire.

 

Guardo nel fiume,

e mi vedo.

Sì, sempre io…

…davvero speravo

 di veder qualcun altro,

stavolta.

 

“Cercai ovunque il mio nemico,

ma non lo trovai.

Per lunghi giorni mi chiesi

chi fosse colui che mi tormentava.

Infine mi fermai a bere al fiume,

mi accostai all’acqua,

e, lì riflesso, lo vidi.

Io, il mio peggior nemico”

 

Dura lotta, si annuncia.

Non da sola,

io prego…

…sono stanca della mia compagnia.

Ma potrà qualcuno

arrivare davvero fin qui?

 

GETTAI LA CORAZZA...

 

 

VENTO SULLA RIVA

 

Mi rialzo,

e all’improvviso

sento il desiderio

di mostrarmi come sono…

…sento che ho addosso

un’armatura

che mi soffoca.

 

Comincio a liberare le mani,

i guanti di ferro gettati nel fiume.

Tolgo l’elmo,

i miei capelli rotolano,

ondulati e lunghi

sulle spalle e sul mio dorso,

poi libero le mie braccia,

le mie gambe…

…il metallo brunito

si ammucchia

sulla sponda…

Getto via gli ultimi pezzi,

per correre libera…

 

…mi accorgo con stupore

che dentro l’armatura

non c’era nulla…

…corro tra l’erba

con un corpo che non ho,

urla silenziose

dall’anima mia che non esiste…

…soltanto un vortice di vento,

un fantasma trasparente nel sole.

 

Con la mano incorporea

cerco una spada perduta.

 

Poi la dimentico,

per raccogliere intorno a me

qualcosa della mia essenza…

…non è tempo di svanire,

non ancora…