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日志


VENNE IL SOLE PER UN GIORNO

 
 

BINARIO

 

Dissolvenza.

 

Due settimane, mi ci sono volute

per riprendermi da quello strano viaggio.

Non so dove sia stata,

nel frattempo, la mia mente.

 

Ora sono qui in una giornata di sole,

e sfreccio in bicicletta

sulla strada asfaltata

che costeggia il fiume.

 

Sempre al fiume io torno,

nel bene e nel male.

 

Oltrepasso il casello ferroviario in rovina,

e poi la strada al di là di una staccionata

prosegue, sterrata e piena di arbusti secchi.

Aggiro la staccionata, proseguo anch’io.

 

La strada finisce,

ed io con la bicicletta per mano

proseguo, camminando tra i binari arrugginiti

della linea ferroviaria dismessa.

Ciuffi di forsizie fiorite

cominciano a colorare le sponde,

ma i sambuchi stanno soltanto

cominciando a mettere le foglie.

 

Non è un sentiero da percorrere,

il binario…

Arbusti spinosi e sterpaglie

l’hanno invaso.

Le ruote rimbalzano sulle traversine,

ed in breve

le gomme sono bucate.

 

(la bicicletta non è mia)

 

Passo sotto strani ponti,

seguendo l'abbandonato percorso.

Un contadino con il trattore

mi guarda allibito...

...nessuno va in bicicletta

sul binario,

neppure portandola a mano.

 

Infine mi ritrovo

alla casa in rovina…

…e lì sosterò.

Crollerà?

Ma che importa…

 

“…il giorno è così terso,

che forse anche morire non fa male…”

 

Butto la bicicletta sul prato,

e mi sdraio sull’erba a guardare il cielo.

Forse gli angeli

stanno lassù, e non nel fiume... 

LA VIA PERDUTA

 

 

IN TRE ATTRAVERSARONO IL FIUME

 

Un’auto passa, sul ponte.

Lui è il primo a partire,

ed è già in divisa.

E’ il sergente addetto alla mensa della caserma.

Porta gli occhiali scuri,

e sorride sereno.

Lui non conosce tempeste, lo so.

Ho visto il suo sguardo, e il suo sorriso.

 

Poi, mentre sto lì a fissare il fiume,

passa anche l’auto dei carabinieri.

Il maresciallo scende,

si affaccia al parapetto del ponte.

Mi chiama, perché mi conosce,

ed ha riso spesso con me.

Mi grida qualcosa,

come se stesse trattando

con chi si vuole buttare nel fiume.

Ma lo sa che non è così.

Dall’auto lo chiamano via radio,

mi grida: “Mi dispiace…

…tu avevi bisogno di parlare!”

e se ne va, perché affari urgenti

lo chiamano.

 

Dopo un po’ si ferma un motociclista

(a chiedermi indicazioni, penso io).

Lui è vestito di nero,

la sua moto è rossa amaranto.

Certo, mostrare la via a qualcuno

può farti distrarre dal dolore…

salgo dietro di lui,

perché la strada per andarmene dal fiume

la conosco bene.

Non gli interessa, però.

Vuole mostrarmela lui, la via.

Mi conduce per strani sentieri del lungofiume,

 fino a che la strada finisce.

Si toglie il casco,

scende dalla moto,

mi prende tra le braccia,

mi bacia.

Io, assolutamente perplessa,

lo lascio fare,

e mi sento un fantasma

in un sogno assurdo.

 

Il campanile della chiesa del paese

batte le ore,

mi riporta alla realtà,

ed io scappo via come Cenerentola.

Lui va di là, io di qua.

Ci rivedremo?

 

Infine ritrovo il fiume,

e sono sull’altra riva, altrove.

Immobile come una statua,

rifletto e volo in uno strano altrove.

Prima o poi, quando avrò capito, tornerò.

Forse.