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PRELUDIOEccomi, infine. Da un po’ ormai qui la scenografia è allestita. I colori foschi ci sono. Le fiamme anche. La musica tormentata continua a gridare. Qualcuno mi sta attendendo, ormai lo so. Con le mie grida, gli ho impedito di parlare. Così doveva essere. Non mi aspettavo certo, dopo aver evocato la tempesta, che qualcuno arrivasse a scatenarla per me. La scenografia è solo esteriorità. Ed è sufficiente così. Manca ancora l’anima.
Dunque, tocca a me.
Per ora.
Se qualcuno vorrà danzare con me quando la tempesta infurierà, scelga il suo ruolo, e si faccia trascinare dal vento… fino a luoghi alieni.
…o lo vinca, se riesce… …impossibile, se il vento è mio… …così è stato finora…
I peggiori uragani si annunciano con una piccola nube, e con un’increspatura d’onda. Sono una donna. Carina, dicono. Ho i capelli ricci e castani. Dicono anche che sono dolce e fragile. Me ne sto sdraiata sull’erba, vicino al fiume, nella notte. Guardo le stelle, e penso. Oh, no, non sono pensieri dolci quelli che ho, mentre guardo le stelle. O almeno non mi sembrano. E le stelle si allargano, tremolano, si sciolgono… …oh, no, mi sbagliavo, sono ancora lì. Quelle erano le mie lacrime. Resto immobile, vicino al fiume. Non passa mai nessuno, di qui, quando serve… e chi servirebbe, poi? Un essere umano? Un dio? Ombre del bosco, prendete corpo, se osate… …e sentiamo cos’avete da dire nel cuore della notte a chi adora vivere… talmente tanto da sentirsi morta. O cederete dunque anche voi al primo soffio di vento? |
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