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RIVERSTORM...si scateni dunque la tempesta sul fiume... ed infuri finchè il mio animo tormentato non trovi l'oblio |
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monologo interattivo di ricerca interiore
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GLI STESSI LUOGHI......IN ALTRA DIMENSIONE
Nel sogno i luoghi si trasfigurano. I sentieri sono fatti di erba e speranza. Girano per le colline, attraversano strani ponti, giungono al fiume limpido che canta dalle sue acque e splende di sole.
In quel luogo avevo lasciato l’anima mia ed ora io dentro ci cammino … …è la strada di casa.
La corrente si porta via il nome del luogo. Sull’altra sponda, lui sorride, saluta con la mano…
è un benvenuto o un addio?
…il sole compie nel cielo il suo percorso inverso.
Alla stesso modo, sempre al punto di partenza così torno io… …sempre sui miei passi, io torno, come se per me non esistessero altre vie… …null’altro che eterno girare in cerchio per ritrovarsi sempre al punto di partenza
ma lo fa anche il sole
Cosa cercavo? Me stessa, forse? Non ricordo più…
Perché gridavo? Il cielo è sereno. Il luogo bellissimo.
…mi siedo qui… …come sempre… …sul fiume…
posso scrivere la parola "fine"?... FORSE … PER VIE IMPRATICATE...
…AL FIUME ANCORA TORNAI
Come statua immobile è rimasto a lungo il qualcosa di me dimenticato qui. Rientro in essa, e apro gli occhi, che erano di pietra, sulla calda notte d’estate, sugli echi del bosco e dell’eterna acqua che scorre.
Come spesso mi accade, non ricordo più nulla.
mi tornerà in mente tutto alla prossima tempesta
Mi guardo in giro… …l’erba alta, gli alberi finalmente folti… …le sponde... La luna. Il buio.
Perché con lo sguardo io cerco qualcuno tra i cespugli e le fronde? Non ricordo.
o forse un poco sì
Mi chiedo se qualche angelo mi stia guardando dal buio, il suo aspetto terreno nascosto dalle foglie nere, e cerco il riflesso della luna nei suoi occhi.
arduo trovarlo
Sospiro.
Perché mi torna sempre in mente quella poesia?
Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.
Guardo la luna,
e chi essa rappresenta
le parlo, la sfido…
“Se anche fosse quello il destino di ogni uomo, io non lo accetterò!”
Mi sdraio nell’erba a respirare la notte. Non è in estate che morirò, lo so bene… Mi guardo intorno, serena. Per ora. E domani… …che faccio?
Ricomincio a cercare un eroe?
Mi addormento, mentre soffia sul fiume la brezza della notte, ed un poco già rido. DOPO UN LUNGO SOSPIRO...…FINALMENTE PENSAI
L’ultimo sole mi ha quasi asciugato i vestiti e scende ora la sera. Risalire il sentiero? Non ancora. Le emozioni si placano. Rifletto. Ascolto gli echi che a questo palcoscenico sono giunti… … come “fantasma dell’opera”, che si dà tregua e riflette.
(Phantom of the opera, Nightwish, la senti?)
La tempesta se n’è andata, non era quella letale, (se mai ci sarà) ed ora più di prima è sereno il cielo, e l’animo.
Mi avvicino al fiume… …so che vedrò il mio riflesso… …i capelli, la fronte… …reggo infine il mio sguardo… …è una prova terribile…
Stupita, trovo il normale sguardo di un essere umano. E con le labbra che tremano, le sorrido. No, non è un mostro.
Gli echi mi dissero di amare. Loro forse non sanno… …è esonerato dall’amare gli altri chi non sa amare se stesso…
non saprebbe come fare farebbe male anziché bene
Non potrò andarmene da qui se non mi accetterò. Penso subito ai mille motivi per cui dovrei amarmi… …aspetto che il mio cuore se ne convinca… …ma cosa contano bellezza, intelligenza, sensibilità,
non è per questo che mi devo amare.
Dovrei farlo anche se fossi brutta stupida ottusa …amarmi, solo per il fatto di esistere.
Difficile è questo per me.
Non so se ce la farò… …ma è il primo passo.
Proverò.
Domandai, e qualcuno rispose. Chiesi la via, me la indicarono. Trattengo le loro parole, mentre guardo arrivare la notte. Forse è già primavera. NON ANNEGAI, MA...
DESERTA E’ LA SPONDA
Freddo, torbido, si richiude su di me, non pensavo fosse tanto profondo il fiume, ma ci conosciamo bene, l’acqua ed io. Realtà e riflesso si sono congiunti sotto la sua superficie. Ma non serve, ora... ...non posso vivere, se non respiro.
Più in là, gorghi scuri.. Come fuggo la morte, quando la sento vicina!
(avessi il coraggio di lasciarmi andare)
I vestiti incollati addosso, esco dal fiume, furente. "Chi sei, per poter dire di avermi capita? Chi sei, per giudicare una persona dall’apparenza? Hai forse dati certi, per pensare di aver sofferto più di me? Non sai che la soglia del dolore è soggettiva? Hai uno strumento che misuri il coraggio, infine?"
(non può aver coraggio, chi non conosce la paura)
Di fronte a se stessi si è soli, lo so. Ma quanto coraggio ci vuole... …e non so se ormai serva…
(forse ho già esaurito le forze e tutte le mie nove vite)
Non c’è più nessuno, sulla sponda e nel bosco. Per forza… …mi sono arrabbiata, davvero... ...e quando foschia scende, chiunque cede, e va via.
(forse mi pensano irrecuperabile)
Ed io lì di nuovo, a cercare un eroe. Non ne esistono. Non qui sul fiume.
Ma chi lo vuole, un eroe!!! Già è tanto difficile incontrare un essere umano.
(ah, Diogene, quanto eri saggio a cercarlo con la lanterna!!!)
Semplicemente qualcuno con cui crescere, chiedevo io. Semplicemente, camminare in due sulla strada.
(via dal mio riflesso… odio la sua compagnia)
Il sole scende, alle mie spalle, nel caldo pomeriggio. E sul sentiero, ancora una volta, soltanto un’ombra. La mia. QUALCUNO USCI' DAL BOSCOSento presenze positive, infine, qui intorno. Come spiriti guardano me ed il mio riflesso, e ci trovano perfettamente normali. Un essere umano, dunque, io sono… …non “diversa”…
(ed una parte di me se ne rammarica… …non sono dunque speciale, nonostante tutto)
…e per un attimo non mi sento più sola. Il capitano che talvolta scende fino al fiume ormai mi conosce, e parlare con lui, che è sempre in guerra, è paradossalmente momento di tregua.
Poi resto di nuovo sola. Dunque nulla e nessuno io potrò gettare nel fiume… …no, per favore… …dovrei andarmene, tornare alla mia vita, essere serena. Ma una piccola onda increspa il mio animo… …quella che annuncia la burrasca. Di nuovo… …in eterno, per colpa della mia mancanza di fede.
NON CREDO IN ME (non credo in nulla)
Appena non riesco più a toccare con mano le cose, smetto di credere che esistano. Mi hanno detto che sono un essere umano come tanti. Era un conforto. Ma ora che sono sola non ne sono più sicura!!!! Le onde si alzano, nell’anima, la solita angoscia.
Rumore di passi lungo il sentiero. Dal bosco esce qualcuno che ha sofferto davvero. Mi guarda, comprende, il suo sguardo severo legge la mia anima. Io non lo prendo sul serio, non subito, anche se so che dovrei. Mi prende per le spalle, mi scrolla. Io ancora non credo…
…spietato, lui mi getta nel fiume. NON TROVAI SOLUZIONE
VATTENE VIA!
Vorrei fuggire il mio riflesso. Bellissimo, era… …finchè non ho riconosciuto in esso il mio volto. Allora è diventato per me orribile, e mi sono ritratta dall’acqua. Oh, ma non serve… …non sono gli occhi, ad ingannarmi, ma il male che ho dentro, che non mi permette di vedere.
Perché odio tanto me stessa? Oh, forse qualcosa so… …nessuno sopporta d'avermi vicina, non a lungo, troppo esigente sono io, e perfezionista. Non sanno… …che da me stessa esigo sempre il massimo, senza nessun perdono.
Sconfitta in partenza.
Io non posso lasciare me stessa.. E’ una tortura… …meccanismi necessari e immutabili per me… …potessi gettarla nel fiume!!!
MA CHI?
Quella dolce e fragile, che non sa cavarsela? Quella fredda e dura, per necessità di sopravvivere? Quella che s’interroga senza sosta, e non mi dà tregua? Quella che ha un vuoto dentro, e che cerca l’amore che non c’e? Quella che ride fino alle lacrime… …per non pensare? Quale delle mille, tutte necessarie? MA COME FANNO A CONVIVERE?
Tempesta infuria dentro di me, lo so che dovrei amarmi così come sono... ...ma sempre poi succede che tutto diventa tranquillo come i fili dell’alta tensione nel cielo azzurro. Senza una risposta.
Come mi attira, il fiume… …e l’oblio… …via, dal dolore. Via da questa angoscia.
Non stavolta.
Poco profonda è l’acqua. Esausta guardo di nuovo. Non vedo più oltre… …esausti e stanchi ho la mente e il cuore. TORNO' L'ANIMARITORNO
Dove lasciai la mia anima, l’ultima volta che me la sentivo? Ora ricordo. Oh, no… non di nuovo… Non rivoglio quell’anima, non quella che piangeva, non quella che si era persa, l’avevo lasciata nell’”altrove”, l’avevo scordata, vivevo beata nell’oblio!
(ma non ero felice, così, mi sentivo già morta)
È tornata, di nuovo. Fragile complicata difficile.
Oh, no… Non piangerò nel sole. Non griderò più la mia rabbia. Se soltanto questo io sono, da qui dovrò ripartire.
Guardo nel fiume, e mi vedo. Sì, sempre io… …davvero speravo di veder qualcun altro, stavolta.
“Cercai ovunque il mio nemico, ma non lo trovai. Per lunghi giorni mi chiesi chi fosse colui che mi tormentava. Infine mi fermai a bere al fiume, mi accostai all’acqua, e, lì riflesso, lo vidi. Io, il mio peggior nemico”
Dura lotta, si annuncia. Non da sola, io prego… …sono stanca della mia compagnia. Ma potrà qualcuno arrivare davvero fin qui?
GETTAI LA CORAZZA...VENTO SULLA RIVA
Mi rialzo, e all’improvviso sento il desiderio di mostrarmi come sono… …sento che ho addosso un’armatura che mi soffoca.
Comincio a liberare le mani, i guanti di ferro gettati nel fiume. Tolgo l’elmo, i miei capelli rotolano, ondulati e lunghi sulle spalle e sul mio dorso, poi libero le mie braccia, le mie gambe… …il metallo brunito si ammucchia sulla sponda… Getto via gli ultimi pezzi, per correre libera…
…mi accorgo con stupore che dentro l’armatura non c’era nulla… …corro tra l’erba con un corpo che non ho, urla silenziose dall’anima mia che non esiste… …soltanto un vortice di vento, un fantasma trasparente nel sole.
Con la mano incorporea cerco una spada perduta.
Poi la dimentico, per raccogliere intorno a me qualcosa della mia essenza… …non è tempo di svanire, non ancora… VENNE IL SOLE PER UN GIORNO
BINARIO
Dissolvenza.
Due settimane, mi ci sono volute per riprendermi da quello strano viaggio. Non so dove sia stata, nel frattempo, la mia mente.
Ora sono qui in una giornata di sole, e sfreccio in bicicletta sulla strada asfaltata che costeggia il fiume.
Sempre al fiume io torno, nel bene e nel male.
Oltrepasso il casello ferroviario in rovina, e poi la strada al di là di una staccionata prosegue, sterrata e piena di arbusti secchi. Aggiro la staccionata, proseguo anch’io.
La strada finisce, ed io con la bicicletta per mano proseguo, camminando tra i binari arrugginiti della linea ferroviaria dismessa. Ciuffi di forsizie fiorite cominciano a colorare le sponde, ma i sambuchi stanno soltanto cominciando a mettere le foglie.
Non è un sentiero da percorrere, il binario… Arbusti spinosi e sterpaglie l’hanno invaso. Le ruote rimbalzano sulle traversine, ed in breve le gomme sono bucate.
(la bicicletta non è mia)
Passo sotto strani ponti, seguendo l'abbandonato percorso. Un contadino con il trattore mi guarda allibito... ...nessuno va in bicicletta sul binario, neppure portandola a mano.
Infine mi ritrovo alla casa in rovina… …e lì sosterò. Crollerà? Ma che importa…
“…il giorno è così terso, che forse anche morire non fa male…”
Butto la bicicletta sul prato, e mi sdraio sull’erba a guardare il cielo. Forse gli angeli stanno lassù, e non nel fiume... LA VIA PERDUTA
IN TRE ATTRAVERSARONO IL FIUME
Un’auto passa, sul ponte. Lui è il primo a partire, ed è già in divisa. E’ il sergente addetto alla mensa della caserma. Porta gli occhiali scuri, e sorride sereno. Lui non conosce tempeste, lo so. Ho visto il suo sguardo, e il suo sorriso.
Poi, mentre sto lì a fissare il fiume, passa anche l’auto dei carabinieri. Il maresciallo scende, si affaccia al parapetto del ponte. Mi chiama, perché mi conosce, ed ha riso spesso con me. Mi grida qualcosa, come se stesse trattando con chi si vuole buttare nel fiume. Ma lo sa che non è così. Dall’auto lo chiamano via radio, mi grida: “Mi dispiace… …tu avevi bisogno di parlare!” e se ne va, perché affari urgenti lo chiamano.
Dopo un po’ si ferma un motociclista (a chiedermi indicazioni, penso io). Lui è vestito di nero, la sua moto è rossa amaranto. Certo, mostrare la via a qualcuno può farti distrarre dal dolore… salgo dietro di lui, perché la strada per andarmene dal fiume la conosco bene. Non gli interessa, però. Vuole mostrarmela lui, la via. Mi conduce per strani sentieri del lungofiume, fino a che la strada finisce. Si toglie il casco, scende dalla moto, mi prende tra le braccia, mi bacia. Io, assolutamente perplessa, lo lascio fare, e mi sento un fantasma in un sogno assurdo.
Il campanile della chiesa del paese batte le ore, mi riporta alla realtà, ed io scappo via come Cenerentola. Lui va di là, io di qua. Ci rivedremo?
Infine ritrovo il fiume, e sono sull’altra riva, altrove. Immobile come una statua, rifletto e volo in uno strano altrove. Prima o poi, quando avrò capito, tornerò. Forse. ...ho chiesto che infuri la tempesta... non scrivermi dunque nulla che non sia devastante come un uragano...
...perchè in questo luogo il mio animo solo questo desidera
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